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CC Catch: la regina della EuroDance

Gli inizi

C.C. Catch, all’anagrafe Caroline Catherine Müller, è una cantante tedesca famosa per le sue canzoni di genere EuroDance.
Nasce in Olanda da genitori tedeschi i quali trasferirono la famiglia in Germania nei primi anni ’70. Sin da piccola dimostra il suo talento vocale e i suoi genitori la incoraggiano nel sogno di diventare cantante. A tal punto che il padre diventerà successivamente suo manager. Inizialmente partecipa a dei concorsi canori e fa anche parte di una girlband. Durante una di queste esibizioni viene notata da Dieter Bohlen, il tastierista del famoso duo Modern Talking. Sarà lo stesso Bohlen a darle il nome d’arte CC Catch. Le due “C” stanno per le iniziali del suo nome.

Il sodalizio con Dieter Bohlen e i primi successi

Il 31 luglio 1985, nel giorno del suo 21° compleanno, esce il primo singolo ufficiale I Can Lose My Heart Tonight. Porta la firma di Dieter Bohlen e sarà solo il primo di una lunga serie. Il brano è un successo immediato nelle top 20 di Germania e Svizzera. In Spagna arriva fino al settimo posto, in un paese dove viene accolta molto bene durante la sua carriera. I singoli successivi, ‘Cause You Are Young e Strangers By Night, ottengono di nuovo successo. Entrano nella top 10 tedesca e si piazzano bene in classifica anche in Svizzera, Belgio, Austria e Spagna. Nel 1986 esce il suo primo album intitolato Catch The Catch, contenente i primi tre singoli. Raggiunge il #6 in Germania e Norvegia e il #8 in Svizzera. Nello stesso anno pubblica un altro LP Welcome To The Heartbreak Hotel, disco ancora una volta firmato da Bohlen. Ottiene il disco d’oro in Spagna.

Soul Survivor, la consacrazione definitiva

Nel 1987 è la volta di Like A Hurricane, terzo album in studio. All’interno è contenuto probabilmente il pezzo più rappresentativo della sua carriera, Soul Survivor. Questo motivo la consacra definitivamente come regina della EuroDance. In particolare, raggiunge il traguardo più ambito, il #1 nella classifica dei singoli più venduti in Spagna. Il brano è accompagnato da un video accattivante in cui CC Catch esegue una coreografia insieme ad alcuni ballerini. Nel 1988 esce il quarto album Big Fun che contiene altri suoi classici. Tra questi, Backseat Of Your Cadillac e Summer Kisses. L’album ottiene ancora un’importante certificazione, il disco di platino in Spagna.

Fine della collaborazione con Bohlen

Tra il 1985 e il 1989 vengono pubblicati in totale 4 album e 12 singoli di successo, frutto della collaborazione con Dieter Bohlen. CC Catch per il quinto album chiede di poter partecipare più attivamente alla realizzazione del disco ma Bohlen rifiuta la proposta. Ciò comporterà la fine del loro sodalizio artistico e di conseguenza il contratto con la BMG si interrompe.

Hear What I Say, il disco della maturità artistica

Durante un’esibizione in Spagna a Capodanno del 1989, CC Catch incontra Simon Napier Bell, ex manager di George Michael. Grazie a lui, firma un contratto per l’etichetta Metronome e pubblica il suo quinto e ultimo album Hear What I Say. Finalmente realizza il suo sogno di poter essere coinvolta nella scrittura delle canzoni. La cantante infatti è coautrice di 7 brani del disco. Il singolo Big Time raggiunge la posizione #26 in Germania. Il secondo estratto è Midnight Hour. L’album ha vendite migliori del disco precedente, dimostrando le capacità artistiche della cantante. Hear What I Say sarà l’ultimo album in studio. Contemporaneamente la BMG rilascia una compilation che contiene l’inedito Baby I Need Your Love. Il brano, scritto da Dieter Bohlen, fu inciso prima dello scioglimento del contratto.

Gli ultimi anni

Durante gli anni ’90 CC Catch si prende una lunga pausa in cui si dedica allo yoga e alla meditazione. Tra la fine del millennio e l’inizio dei 2000 ritorna sulle scene pubblicando alcuni remix e qualche inedito. Numerose le compilation a lei dedicate in quel periodo. Ciò dimostra che è rimasta un’icona degli anni ’80. Ritorna anche ad esibirsi dal vivo, con delle performance che la portano perfino negli Stati Uniti.

 

Articolo scritto da Paolo Russo

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